Un iperteso su quattro non sa di esserlo e di quelli che ne sono a conoscenza solo la metà si cura. Non solo. Anche tra chi fa la terapia, solo la metà la segue in modo corretto. In sintesi, dunque, solo un iperteso su cinque è efficacemente protetto da rischi di gravi malattie cardiovascolari come ictus e infarto e da danni renali.
A ricordare i dati la Società italiana dell'ipertensione arteriosa (Siia) che aderisce alla VI Giornata mondiale contro l'ipertensione arteriosa, in calendario lunedì 17 maggio, promossa in tutto il mondo dalla World Hypertension League. Il tema centrale di quest'anno è la lotta all'obesità, che all'ipertensione è strettamente legata e che riguarda ampie fasce di popolazione, con un numero sempre più elevato di bambini. La Siia promuoverà una serie di iniziative sul territorio, per sensibilizzare i cittadini su questo disturbo spesso sottovalutato e di cui si percepisce poco la pericolosità. In circa 80 capoluoghi e in altre località, con il supporto della Croce Rossa Italiana, ci saranno postazioni dove effettuare un controllo gratuito della pressione arteriosa e ritirare materiale informativo con indicazioni sugli stile di vita adottare per prevenire e curare l'ipertensione e le patologie correlate.
A soffrire di ipertensione nel mondo, secondo le stime, sarebbero un miliardo e mezzo di persone. Si calcola inoltre che il disturbo sia responsabile del 47% di tutte le forme di cardiopatia ischemica e del 54% degli ictus cerebrali, con 7 milioni e mezzo di morti premature (circa il 13% del totale globale), e di 92 milioni di anni di vita attiva perduti (circa il 6% del totale globale).
Plastica tossica? Più attenzione soprattutto per i bambini
Si è alzata la soglia di attenzione sulla qualità degli oggetti di plastica comunemente usati con i bambini (biberon e bottiglie di plastica, giochi, stoviglie infrangibili).
Il motivo va cercato nel fatto che alcune sostanze chimiche, come bisfenolo A (componente delle plastiche con cui si realizzano anche alcuni biberon in policarbonato) e ftalati (presenti in plastiche morbide) sono fortemente sospettati di essere la causa dell'aumento di malformazioni genitali dei maschi. Gli ftalati sono stati già messi al bando nei giocattoli distribuiti in Europa, ma non ci sono garanzie su quelli che non hanno il marchio Ce. Per il bisfenolo A (Bpa) le prove non sono schiaccianti, ma il principio di precauzione ha spinto molti Stati e produttori a metterlo al bando per la fabbricazione dei biberon. In Europa è in corso l'elaborazione di raccomandazioni specifiche. "Le malformazioni genitali dei bimbi - spiega Alberto Mantovani, tossicologo dell'Istituto superiore di sanità - non sono rare, colpiscono un nato su mille, che non è poco. Tuttavia, non possiamo affermare che esiste la prova provata di una relazione diretta tra inquinamento e incidenza di queste patologie". Ma aggiunge: "Se non c'è la prova, c'è sicuramente il peso dell'evidenza".
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